psicologia clinica

” Uno dei sentimenti più gratificanti che io conosca…..sorge nell’apprezzare un individuo nello stesso modo in cui si apprezza un tramonto ….. le persone sono altrettanto meravigliose quanto i tramonti…se io li lascio … essere ciò che sono…………”
( Carl, R. Rogers, 1980)

Una delle branche teorico-applicative della psicologia, è la cosiddetta psicologia clinica. Questa comprende lo studio scientifico e le applicazioni della psicologia  in merito a valutazione, prevenzione ed intervento nei disagi psicologici  e relazionali, sia a livello  individuale familiare  e di gruppo, nonche .
Quest’ultimo aspetto ritengo che sia di notevole importanza, in quanto si ritiene spesso erroneamente che l’attività clinico-psicologica sia da riferire solo nei termini di “cura della malattia” trascurando una aspetto fondamentale della vita delle persone e cioè che la salute prevede anche e sopratutto benessere psicofisico in senso ampio e non solo nei termini di: “assenza di malattia”.
L’operato dello psicologo clinico si rivolge alla prevenzione primaria delle condizioni di disagio personale e relazionale; alla promozione del benessere psicologico e psicosociale; all’identificazione precoce delle problematiche o patologie; al corretto inquadramento dei fattori psicologici, personologici, famigliari, relazionali, ambientali e contestuali che generano e mantengono il disturbo o la difficoltà psicologica; alla gestione clinica, tramite consulenze, colloqui e diverse tecniche di sostegno psicologico, delle principali tipologie di difficoltà personali, famigliari, gruppali e comunitarie.
Altro fraintendimento che spesso genera il termine “clinico” è ravvisabile nel fatto che viene equiparato al termine “psicoterapia” e “psicologia medica”.
Tali accostamenti di significato sono probabilmente da imputare alla etimologia greca del termine  clinè (letto), che nella prospettiva medica stava ad indicare la cura fornita al capezzale del malato.

Così come il termine “clinico” usato in medicina fa riferimento all’intervento terapeutico includendo la presenza di “patologia”, innescando il processo di similitudine dei termini.
In senso ampio la psicologia clinica mantiene l’accezione del termine riferendolo però al concetto:   prendersi cura di.. (to care…) e non al guarire…(to heal…),ponendo quindi l’accento sulle condizioni di normalità e sulle risorse presenti negli esseri umani che in taluni casi di “disagio” emotivo-psicologico-relazionale, necessitano di interventi di “cura” volti a promuoverne il processo di consapevolezza e di cambiamento.

Quando chiedere aiuto?
Lo psicologo fornisce la sua professionalità, come abbiamo visto in vari contesti : individuali-sociali-educativi-sanitari, impostando a seconda dei singoli casi interventi di prevenzione, promozione, cura e sostegno.

Nella vita di ognuno accadono eventi importanti e significativi che talvolta ci richiedono degli “aggiustamenti” di quelli che sono i nostri valori, i nostri modi di essere nel mondo e con noi stessi. Tali aggiustamenti richiedono la capacità e anche la possibilità di assimilare le informazioni nuove che provengono dall’interno (reazioni emotive, pensieri, credenze….) e dall’ambiente (nuovo status, impegno, risorse, separazioni, perdite….), e quindi integrare queste  novità con il nostro modo di  essere.
Le difficoltà nello gestire tali cambiamenti e le nostre abilità di risposta…ci portano  a sperimentare incertezze, paure ansie che si traducono in disagio psichico più o meno intenso e pervasivo.
Pertanto eventi “critici” come, separazioni, lutti, cambiamenti di lavoro, matrimoni, nascite di figli, perdita di lavoro, trasferimenti e tanto altro, possono sollecitare le capacità di reazione dell’individuo in modo tale da creare disagio e sofferenza anche quando questi possono rappresentare opportunità di crescita e cambiamento. Il numero degli incontri varia in relazione alla gravità e alla tipologia del disturbo, viene stabilito durante una fase contrattuale dopo l’analisi della domanda. I colloqui hanno una  durata di 60 minuti e si effettuano a cadenza settimanale.
Quì di seguito elencherò alcune delle situazioni possibili in cui sovente le persone richiedono un “aiuto psicologico”:

  • quando si desidera migliorare la relazioni con gli altri e con se stessi
  • quando si deve prendere una importante decisione e si sperimenta una profonda confusione
  • quando si vive una difficile relazione di coppia
  • quando si ha difficolta a comunicare agli altri i propri bisogni
  • quando si vuole risolvere un conflitto familiare
  • quando si sperimenta una situazione traumatica (incidenti, lutti, separazioni…)
  • quando si riconosce un disagio nelle abitudini alimentari
  • quando si sperimentano disturbi psicosomatici (ovvero quando il corpo parla del nostro dolore)
  • quando si vivono sensazioni di: paura, panico, ansia, tristezza profonda, mancanza di sicurezza e autostima….e tutte queste sensazioni sono tali da impedire di vivere una vita più o meno sana e funzionale con noi stessi e con gli altri.

(NB):

In realtà l’elenco potrebbe continuare ancora, perchè tante sono le situazioni e le condizioni che ci colgono impreparati al momento, e che ci sollecitano nella ricerca di quelle “risorse che spesso non sappiamo di avere…e che possiamo trovare con l’aiuto di qualcuno”.

“Io credo che sia importante sapere che qualuque siano le cause del malessere psicologico, tutte le volte in cui percepiamo di non essere nel posto giusto per noi, di non sentire le cose giuste per noi, di non essere pienamente in contatto con le nostre risorse e con quello che potremmo ancora divenire …. allora se abbiamo la forza di riconoscerlo a noi stessi possiamo chiedere di essere ascoltati e così potremo “ascoltarci” e conoscerci meglio….”

( Rosa Maria Muratori)